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Proteine Digeribili ed Indigeribili

Non esistono proteine indigeribili, ma spesso ci vengono riportati, da chi abbia assunto integratori proteici o stia seguendo una dieta iperproteica, alcuni disturbi di carattere gastro intestinale. Naturalmente questo nei soggetti che non abbiano subito interventi di resezione gastrica od intestinale, oppure siano affetti da patologie renali od epatiche, nei quali taluni alimenti possono causare disturbi molto più gravi.

I sintomi più frequenti sono la “pesantezza” post prandiale, meteorismo e scariche frequenti e diarroiche.

Analizziamo qui quali sono gli effetti negativi causati dall’eccessiva ingestione di proteine, siano esse animali o vegetali, anche se quelle animali producono effetti più marcati.

Se prendiamo in considerazione una schematizzazione della dieta mediterranea, la classica piramide alimentare, vedremo che al vertice della stessa si trovano le Proteine nobili, rappresentate dalla carne in tutte le sue declinazioni (bovina, suina, animali di bassa corte, salumi, insaccati, pesce ecc.) e poco più in basso le uova ed i latticini.  Il contributo proteico apportato da questo tipo di dieta è in effetti elevato, ma comunque questi alimenti non dovrebbero essere assunti più di 3-4 volte alla settimana.

Assumendone in maggior quantità e con maggiore frequenza, come ad esempio nelle diete dimagranti iperproteiche o mirate all’incremento della massa muscolare, il primo effetto negativo è la produzione di un eccesso di acido urico che può causare sovraccarico a livello dell’apparato renale o, nel caso peggiore, patologie importanti, dai calcoli renali alla gotta.

Un’altra complicazione causata dall’eccesso, è data dalla cattiva digestione, con sovraccarico del sistema epatico e renale, accompagnata dalla putrefazione proteica a livello intestinale, che produce dei veleni, alcuni dei quali assai pericolosi.

La putrefazione è un processo di modificazione biochimica di una sostanza organica dovuta all’azione di alcuni microrganismi, generalmente batteri, che attaccano le proteine trasformandole in prodotti diversi da quelli originali (amine). Interessa le carni, le uova, i formaggi ed altri alimenti proteici che trasforma in sostanze gassose ed in un sottoprodotto a reazione basica in cui possono vivere i parassiti intestinali. La putrefazione è sempre accompagnata da gas o da feci con odori assai sgradevoli. Quando la digestione non avviene correttamente, gli aminoacidi, derivati dalle proteine mal digerite, subiscono un processo di “decarbossilazione” che produce le seguenti amine tossiche:

arginina –> agmatina

cistina e cisteina –> mercaptano

istidina –> istamina

lisina –> cadaverina

ornitina –> putrescina

tirosina –> tiramina

triptofano –> indolo e scatolo

Molte di queste amine sono dei potenti vasocostrittori. Va notato che l’indolo e lo scatolo (metilindolo) sono responsabili in gran misura del particolare odore delle feci. Questo porta a comprendere perché le feci dei vegetariani non hanno odore o ne hanno uno assai leggero, così come le feci di chi si alimenta correttamente badando agli abbinamenti corretti tra i cibi.

Un altro problema rilevato in special modo da chi ricorre all’integrazione proteica utilizzando prodotti del tutto od in parte derivati dal latte bovino di bassa qualità è la diarrea che colpisce il soggetto dopo l’ingestione dell’integratore. Questi episodi sono dovuti all’intolleranza al Lattosio, presente nei prodotti con latte integrale.

Quale può essere la soluzione?

Per prima cosa vanno valutati con attenzione gli apporti proteici derivanti dall’assunzione di alimenti e non mescolare tra loro le fonti proteiche (carni e latticini, uova e carne ecc.). E’ indispensabile utilizzare fonti proteiche contenenti in percentuale più proteine e meno grassi e/o residui che possano scatenare le reazioni avverse (e quindi più prontamente digeribili ed assimilabili) e ricorrere, quando necessario, ad un’integrazione mirata con Aminoacidi Essenziali,  che non contengano eccipienti ed altre sostanze, che perciò non creino residui che possano dar luogo a fermentazioni, ma vengano prontamente e totalmente utilizzati in un percorso anabolico che privilegi la formazione ed il mantenimento della massa magra a scapito del deposito di massa grassa.

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Processo Digestivo

Il processo digestivo, o digestione inizia dalla bocca, dove il cibo viene sminuzzato dalla masticazione ed addizionato di saliva, contenente enzimi di vario tipo, tra cui la ptialina, un’amilasi in grado di scindere i legami glucidici dell’amido, dando luogo alla formazione del bolo.

La masticazione, e quindi la dentizione che l’effettua, riveste  una grande importanza in quanto più il cibo viene sminuzzato ed umettato di saliva, migliore sarà la digestione dello stesso. Mantenere in buon ordine i denti è estremamente importante, in quanto una mala occlusione dentale o peggio da un’edentulia totale o parziale generano problemi di postura e, da studi recenti, addirittura sarebbero collegate a malattie degenerative come il morbo di Alzheimer.

Il bolo, con l’atto della deglutizione, inizia quindi il suo percorso verso la faringe, che si trova nella parte posteriore della cavità orale e che rappresenta il punto in cui si incrociano l’apparato respiratorio e la via digerente; l’epiglottide, che è una valvola cartilaginea, evita che il bolo alimentare finisca nella trachea anziché nell’esofago, la prossima tappa percorsa dal bolo che, grazie alle contrazioni peristaltiche, attraverso la valvola del cardias, raggiunge lo stomaco.

Nello stomaco il bolo alimentare  viene mescolato con il succo gastrico, prodotto dalla membrana mucosa dello stomaco, che contiene pepsina (un enzima proteolitico che rompe le catene proteiche in pezzi più piccoli, i cosiddetti peptoni), lipasi gastriche (enzimi che attaccano i lipidi), chimosina (noto anche come rennina,  un enzima necessario alla digestione della caseina) e acido cloridrico (che ha funzione antibatterica), e trasformato in chimo. Le pareti dello stomaco sono ricoperte da uno strato di muco che, in condizioni di buona salute, serve a proteggerlo dall’acido cloridrico che potrebbe danneggiarne le pareti. Nella parte inferiore dello stomaco è situato il piloro, una valvola che serve da collegamento con l’intestino tenue, un organo lungo circa otto metri che è formato da duodeno, digiuno e ileo.

Nell’intestino tenue avvengono le fasi finali della digestione; a esse partecipano fegato e pancreas; il fegato producendo la bile e il pancreas attraverso la produzione di succo pancreatico. Grazie alle azioni combinate dei succhi intestinale, pancreatico e biliare, il chimo si trasforma in chilo (processo di chilificazione).

La parte finale dell’apparato digerente è l’intestino crasso (anche grande intestino), un organo lungo poco meno di due metri e composto da tre parti (cieco, colon e retto). Nell’intestino crasso vengono assorbiti l’acqua, le vitamine e i sali minerali.

I materiali che non vengono digeriti passano nel retto e vengono espulsi attraverso l’ano.

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Metabolismo

Il Metabolismo Basale rappresenta il consumo energetico che viene impiegato dall’organismo per tutti i processi fisiologici vitali e coinvolge tutti gli organi, le ghiandole e la muscolatura volontaria ed involontaria, la generazione di nuove cellule e l’eliminazione di quelle vecchie o degradate. Quando il Metabolismo rallenta, per l’età oppure per altri fattori, tra cui la sedentarietà, la Massa Magra, cioè i muscoli, viene progressivamente sostituita da Massa Adiposa.

Le reazioni biochimiche metaboliche si suddividono in due “famiglie”:

  • Reazioni Cataboliche: sono quelle reazioni degradano le molecole complesse in molecole più semplici con rilascio di energia immagazzinata nelle molecole organiche. Esempi di reazioni cataboliche sono le reazioni della glicolisi, quelle del ciclo di Krebs ecc.. Le reazioni cataboliche producono residui che vengono eliminati tramite l’escrezione renale od intestinale.
  • Reazioni Anaboliche: in queste reazioni le molecole semplici vengono combinate tra di loro per sintetizzare i componenti strutturali e funzionali delle cellule, a partire dagli aminoacidi per formare le proteine, oppure dal glucosio per formare il glicogeno. Sono reazioni che richiedono un dispendio di energia superiore a quella prodotta e perciò sono le reazioni da stimolare quando si voglia convertire la massa grassa in massa magra.

Questo significa che, a parità di calorie introdotte con l’alimentazione, un individuo può ingrassare più di un altro in funzione più che della propria alimentazione, del proprio stile di vita, a seconda che l’equilibrio sia spostato più sulla via catabolica rispetto a quella anabolica.

E’ quindi estremamente importante rapportare la propria alimentazione al reale fabbisogno giornaliero, che è il risultato della somma del metabolismo basale e dell’attività fisica.

Non si può prescrivere una dieta dimagrante, oppure impostare una dieta equilibrata per uno sportivo praticante o semplicemente alimentarsi per mantenere al meglio le proprie funzioni vitali prescindendo dalla conoscenza delle abitudini alimentari, e quindi della composizione della dieta quotidiana, e della condotta di vita del soggetto.

Dato che la misurazione del metabolismo basale in maniera strumentale è estremamente complessa, normalmente si ricorre a formule matematiche che tengono conto di alcuni parametri, come sesso (il metabolismo basale è più elevato negli uomini rispetto alle donne), età, altezza, peso, debitamente corrette secondo lo stile di vita del soggetto (sedentario, sportivo, esercitante lavori manuali pesanti ecc.).

Schematicamente l’attività può essere suddivisa in leggera, moderata ed intensa.

  • Leggera è l’attività tipo di chi svolge lavoro d’ufficio o studia, dedicando non più di ½ ora al moto, inteso come camminata.
  • Moderata quella di chi svolge lavoro sedentario ma dedica dalle 3 alle 6 ore settimanali a sport aerobici.
  • Intensa è l’attività di chi svolge lavori manuali che comportino sforzi importanti oppure pratichi sport aerobici per 10-12 ore settimanali.

Una volta determinato quale sia il metabolismo basale dell’individuo in questione ed apportati gli opportuni correttivi sarà agevole determinare quale dovrà essere la sua alimentazione standard nell’arco della giornata.

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Integratori per Dimagrimento e Depurazione

Il primo e più importante concetto che è indispensabile avere ben chiaro è che non esistono integratori, sotto qualsiasi forma, che facciano magicamente dimagrire. Una bustina, una compressa, una capsula, un beverone non servono assolutamente a nulla se nel contempo non si seguono un regime alimentare ed uno stile di vita corretti, praticando del moto (senza eccessi) che aiuti a stimolare il metabolismo e, di conseguenza, l’eliminazione del tessuto adiposo. Certo, essi esplicano delle azioni di stimolo delle funzioni dell’organismo ed attenuano lo stimolo fisiologico della fame, con vari meccanismi, alcuni dei quali nocivi, ma comunque presi singolarmente non risolvono il problema alla radice, anzi spesso lo aggravano, causando una perdita di peso riconducibile al calo della massa magra, cioè della muscolatura, con conseguente inflaccidimento dei tessuti cutanei.

Partendo da questo presupposto, quello che posso consigliare a chi voglia dimagrire e nel contempo depurare l’organismo, è di seguire uno schema alimentare collaudato e per quanto possibile personalizzato, di dedicare almeno mezz’ora al giorno al movimento (basta la classica passeggiata a passo veloce continuativa) ed assumere un integratore di aminoacidi essenziali, cioè quelli che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare, che sostituisca in toto od in parte l’apporto di proteine da altre fonti, così da ridurre od eliminare l’intake di grassi animali e di scorie nocive per gli apparati escretori, la cui composizione sia caratterizzata dalla proporzione dei diversi aminoacidi , presenti in quantità bilanciata tale che non vi siano aminoacidi limitanti.

Un’altra caratteristica essenziale di tale integratore è determinata dalla natura chimica dei componenti, infatti gli aminoacidi si comportano da anfoteri, cioè acidi in ambiente basico e viceversa basici in ambiente acido, garantendo così un effetto tampone; il grande vantaggio sta nel fatto che gli amminoacidi rispetto alle proteine sono già predigeriti e vengono assimilati in meno di 30 minuti nel primo tratto del duodeno, potendo essere utilizzati con efficacia anche nei soggetti gastroresecati, e resi immediatamente disponibili nel circolo sanguigno per la sintesi proteica, con un apporto calorico pari a circa 40 calorie per 10 grammi di prodotto, che  equivalgono come contenuto proteico a 350 g di carne rossa. E’ intuitivo come un’integrazione effettuata con un prodotto avente queste caratteristiche, crei immediati vantaggi per chi voglia perdere peso, espresso in massa grassa, senza intaccare, anzi aumentando, la massa magra e la tonicità tissutale, e dato che l’utilizzo degli aminoacidi in qualità di precursori nella sintesi proteica è pressochè totale, non si ha formazione di cataboliti che sovraccaricherebbero inutilmente rene e fegato come succede con altri integratori proteici o con gli alimenti.

Data la mia esperienza, l’integratore che ritengo più valido sotto tutti i profili, in quanto contiene tutti gli aminoacidi essenziali, di derivazione vegetale, in sequenza ed in percentuale definita, con un NNU (Utilizzo netto di azoto) quasi totale secondo la Food and Drug americana, che lo ha certificato, è il SON Formula MAP, copiato da anni da svariati produttori, ma mai eguagliato.

E’ proprio questa sua particolarità, unica tra una miriade di proposte di integratori proteici, unita al fatto che il prodotto sia stato sperimentato in ambito ospedaliero per lungo tempo, in vari reparti di cliniche universitarie in Italia, dove i test sono stati eseguiti quando il prodotto è stato importato per la prima volta, per varie necessità terapeutiche, come il trattamento della malnutrizione senile, nella nutrizione dei nefropatici dializzati e sofferenti di varie patologie renali fino al trattamento dei cachettici, e precedentemente in America, in una struttura controllata dalla F.D.A., Food and Drug Administration, dove sono stati eseguiti studi clinici in doppio cieco e triplo cross over (doppio cieco significa che nè i medici né i pazienti erano a conoscenza di cosa assumessero, triplo crossover significa che c’erano tre gruppi di pazienti che sono stati alternati tra loro ). Questi studi hanno dimostrato come il Son formula non produca scorie azotate ed abbia un Utilizzo Netto di Azoto (NNU) pari al 99% , cioé su 100 parti, 99 vengono assimilate ed una sola parte viene escreta sotto forma di scorie, il che fornisce un risultato eccezionale, considerando che l’uovo, il migliore alimento proteico che ci dona la natura ha un NNU pari a circa il 65%, la carne rossa il 32% e la soia il 16 %, e ne fanno l’integratore di elezione per sostituire parzialmente od in toto le proteine animali (ed il supporto integrativo migliore per quelle vegetali nei vegetariani e vegani), il tutto senza sovraccaricare inutilmente fegato e reni, come purtroppo succede nelle diete iperproteiche.

E’ intuitivo come il poter sostituire un alimento con elevato contenuto di proteine, ma anche elevato tenore di grassi, avendo come effetto secondario una diminuzione dello stimolo della fame e dato che gli schemi alimentari suggeriti, che naturalmente differiscono tra loro nel caso di un’obesità conclamata, oppure in caso di semplice sovrappeso, prevedono un forte consumo di liquidi, verdura e frutta (che fornisce la quota di carboidrati necessari al buon funzionamento dell’organismo), oltre all’astensione da alimenti intossicanti, permette di raggiungere rapidamente e contemporaneamente uno stato di disintossicazione generale, che può essere ulteriormente accelerato o potenziato assumendo integratori opportuni, come la Zeolite e la Montmerillonite, idealmente contenute in Elkopur 312.

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Integratori e Dieta Dimagrante

Innanzi tutto va detto che non esiste un integratore miracoloso che faccia perdere massa grassa senza aggiunta di una serie di accorgimenti volti a migliorare l’alimentazione e stimolare il metabolismo. Se ne esistesse uno efficace, sarebbe una delle più grandi scoperte della Medicina!

La fonte energetica più importante per l’organismo è costituita dai Carboidrati e dai Lipidi, o Grassi che dir si voglia. Il potere calorico dei grassi è oltre il doppio di quello dei carboidrati (9 cal. contro 4 per grammo) e, mentre le scorte di glucidi dell’organismo sono piuttosto scarse, rappresentando circa l’1% del peso corporeo, quelle di lipidi sono quasi illimitate e crescono grazie ad un’alimentazione sregolata, disfunzioni ormonali e mancanza di esercizio fisico..

I grassi sono utilizzati dall’organismo per svariate funzioni, come la regolazione del metabolismo cellulare, il trasporto delle vitamine liposolubili, il mantenimento della normotermia e la sintesi ormonale, ma oltre certi limiti, e cioè quelli del fabbisogno fisiologico per mantenere le funzioni su accennate, si depositano impietosamente in tutte le parti del corpo, interne e soprattutto esterne, con simpatici effetti di arrotondamento della silhouette. Tipico esempio i glutei nelle donne ed il giro vita negli uomini.

E’quindi necessario forzare l’organismo a consumare la massa grassa in sovrappiù, senza creare deperimento della massa magra, come spesso avviene nelle diete squilibrate.

Partendo da questo presupposto, quello che posso consigliare qualora si volesse seguire una dieta dimagrante efficace e dagli effetti duraturi ( naturalmente cambiando in parte ed ottimizzando il proprio stile di alimentazione anche e soprattutto dopo il conseguimento degli obiettivi ) è di seguire uno schema alimentare collaudato e personalizzato, di dedicare almeno mezz’ora al giorno al movimento (basta la classica passeggiata a passo veloce senza interruzioni) ed assumere un integratore aminoacidico che sostituisca in toto od in parte l’apporto di proteine da altre fonti, in modo da ridurre od eliminare l’intake di grassi e zuccheri (o carboidrati che dir si voglia).

Data la mia pluriennale esperienza, mi sento di consigliare l’integratore che ritengo più valido sotto tutti i profili, e cioè il SON Formula, in quanto contiene tutti gli aminoacidi essenziali in sequenza ed in percentuale definita, con un NNU (Utilizzo netto di azoto) pari al 99% (secondo la Food and Drug americana, che lo ha certificato).

Questo significa che l’utilizzo degli aminoacidi in qualità di precursori della sintesi proteica è pressochè totale, non dando luogo alla formazione di cataboliti che sovraccaricherebbero inutilmente rene e fegato, come succede sia utilizzando gli alimenti come fonte proteica, che utilizzando i comuni integratori proteici.

I risultati di studi clinici comparativi in doppio cieco e triplo e quadruplo crossover sul NNU ( Net Nitrogen Utilization, o utilizzo netto di Azoto), condotti in America e pubblicati su PubMed, hanno evidenziato nei soggetti che hanno assunto SON Formula in sostituzione totale delle proteine alimentari come esso non produca scorie azotate e che l’NNU sia pari al 99% , cioé che 99 parti seguono la via anabolica e vengono quindi assimilate in toto, ed una sola parte viene escreta sotto forma di scorie. Un risultato eccezionale considerando che l’uovo, il migliore alimento proteico che ci dona la natura ha un NNU pari a circa il 65%, il tutto senza causare problemi di bilancio azotato e quindi senza carico per fegato e reni.

La composizione di Son formula è caratterizzata dalla proporzione dei diversi amminoacidi essenziali presenti in quantità bilanciata tale che non vi sono amminoacidi limitanti. Un’altra caratteristica del Son Formula è determinata dalla natura chimica dei suoi componenti, infatti, gli aminoacidi si comportano da anfoteri, acidi in ambiente basico e viceversa basici in ambiente acido avendo così un effetto tampone; gli amminoacidi rispetto alle proteine sono già predigeriti e vengono assimilati in meno di 30 minuti nel primo tratto del duodeno, il che lo rende essere utilizzabile con efficacia nei soggetti gastroresecati.

In Italia SON Formula è stato sperimentato in ambito ospedaliero per lungo tempo, in vari reparti di cliniche universitarie ed in studi medici, per varie necessità terapeutiche, dal dimagrimento al trattamento della malnutrizione senile, nei reparti di nefrologia per i dializzati ed i sofferenti di patologie renali fino al trattamento dei cachettici. Qui di seguito un esempio di uno studio compiuto su pazienti con diverso grado di sovrappeso ed obesità:

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Fibre Alimentari

Le Fibre Alimentari (distinte in Solubili ed Insolubili, che hanno in comune la capacità di inglobare liquidi),  possono essere considerate Alimenti Funzionali, detti anche Alicamenti, in quanto, essendo indigeribili, perché inattaccabili dagli Enzimi, non apportano nutrienti all’organismo, ma svolgono importanti funzioni per il benessere generale e del tratto gastro-intestinale in particolare. Chimicamente sono formate da gomme, lignina, cellulosa e carboidrati a molecola talmente complessa, che non possono essere utilizzati come nutrimento. L’apporto calorico è nullo.

Le fonti più importanti sono la verdura, i legumi, la frutta, i cereali integrali, che proprio grazie alle fibre hanno un indice glicemico molto basso. L’alimentazione standard è povera di queste fibre, in quanto si privilegiano alimenti di origine animale e prodotti come la pasta, il riso ed il pane lavorati, sbiancati e privati della loro parte corticale, che è rappresentata appunto dalla fibra.

E’ perciò importante cambiare le proprie abitudini alimentari inserendo nel menu quotidiano alimenti ricchi di fibre, in quanto esse concorrono a regolare l’alvo, combattere la stitichezza e prevenire emorroidi e diverticolosi. Queste sostanze e gli alimenti che le contengono sono efficaci anche nella prevenzione del cancro del colon e di alcune malattie metaboliche, come diabete e ipercolesterolemia in quanto hanno un elevato potere assorbente, fungono cioè da spazzini, inglobando tossine presenti nei cibi, colesterolo LDL e prodotti della fermentazione intestinale.

Dato che inglobano liquidi, aumentando notevolmente di volume, producono un importante effetto saziante, distendendo le pareti gastriche ed inibendo così i recettori che regolano lo stimolo della fame . Ecco perché sono consigliate anche nelle diete dimagranti.

Potrete facilmente trovare in internet le tabelle nelle quali sono rappresentati gli alimenti di origine vegetale ed il relativo contenuto in fibre alimentari.

Normalmente sono sufficienti per un adulto circa 30 g di fibre al giorno per mantenere in buona salute l’apparato gastro-intestinale, e questa quantità può essere raggiunta tramite un’alimentazione mirata oppure integrandola con alimenti funzionali od ancora assumendole disperse in un bicchiere di yogurt o di spremuta di frutta (la miglior fibra è costituita dalla Crusca di Avena Sativa).

Come per tutti gli alimenti ed integratori, superare questo limite è controproducente, in quanto un eccesso, invece di esercitare un’azione benefica, può causare disturbi gastro-intestinali come stitichezza, meteorismo, flatulenza e soprattutto inibire l’assorbimento da parte dei villi intestinali dei Sali minerali essenziali e delle vitamine.

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Ferro

E’ uno dei Macroelementi Minerali indispensabili per la salute dell’organismo umano (e non solo). Lo troviamo associato all’Emoglobina (Ferro Eminico), che svolge l’importante funzione di ossigenazione dei tessuti e nella Mioglobina che rappresenta la forma di riserva di Ossigeno a livello muscolare, oppure non legato (Ferro non Eminico), che costituisce la riserva organica.

E’ coinvolto, in qualità di componente di importanti sistemi enzimatici, in numerose reazioni del metabolismo energetico.

Le fonti nutrizionali principali da cui assumere Ferro sono principalmente le carni (in particolare il fegato), alcuni pesci e molluschi, i legumi, alcune verdure e frutti. Il fattore più importante, che ne regola l’assorbimento, non è la quantità presente negli alimenti, bensì la biodisponibilità, che risulta essere superiore nei derivati carnei (ferro eminico) che non in quelli vegetali o lattiero-caseari (ferro non eminico). Uno dei fattori che favoriscono l’assorbimento di Ferro non eminico è rappresentato dalla Vitamina C, che deve essere sempre presente in una quota di alimenti nella dieta quotidiana oppure oggetto di opportuna integrazione.

La dose giornaliera consigliata di Ferro, secondo l’IMS (Istituto mondiale della Sanità) è di circa 14 mg al giorno.

Una carenza di Ferro provoca nei casi più gravi Anemia, in quelli più lievi scarsa resistenza allo sforzo, diminuita capacità intellettiva, minori difese immunitarie, problemi in gravidanza ecc.

Un eccesso può provocare invece una superproduzione di radicali liberi.

Come detto sopra il Ferro risulta più assimilabile in presenza di vitamina C, per cui il consiglio è di accompagnare le pietanze che lo contengono con verdure, meglio se crude, che contengono vitamina C in quantità (Peperone, peperoncino, broccoli, cavolfiore, prezzemolo, crescione ecc.).

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Dieta Ipocalorica

di Fabio Cannilla

La dieta ipocalorica, come suggerisce l’etimologia delle parole, è in sintesi l’assunzione di alimenti, espressi in contenuto calorico, inferiori al fabbisogno giornaliero stimato dell’individuo.

Per nessuna ragione deve essere autoprescritta, ma va effettuata sotto stretto controllo del medico dietologo o del terapeuta abilitato, solo ed unicamente qualora ne sia ravvisata l’effettiva necessità , e cioè in caso di sovrappeso e di patologie conclamate ad esso associate, come ad esempio Dislipidemie (Colesterolo Totale  e/o LDL Alto, trigliceridi elevati), Iperglicemia o Diabete Mellito Tipo 2,  Ipertensione Arteriosa, Iperuricemia e/o Gotta e sindrome metabolica, che risulta dalla concomitanza di due o più delle precedenti.

Come detto sopra, la dieta ipocalorica trova la sua indicazione nella riduzione del sovrappeso o nella cura dell’obesità,  mai deve essere prescritta a persone sane in normopeso e/o senza alterazioni del metabolismo che la rendano giustificabile, causando malnutrizione ed altri inconvenienti anche gravi.

La sua utilità risiede nel fatto che, oltre ad eliminare progressivamente la massa grassa, nel contempo abbassa indirettamente sia il rischio di insorgenza, sia la gravità delle malattie metaboliche, e svolge inoltre un effetto diretto sui parametri fisiologici (ad es. quelli ematici ed emodinamici) quali indicatori dello stato di salute.

Una dieta ipocalorica corretta e ben strutturata riduce il colesterolo LDL e totale, innalza l’HDL, ed abbassa  i trigliceridi, la glicemia, la pressione arteriosa, l’uricemia e  migliora altri indici ematici come i parametri di infiammazione sistemica.

Può quindi essere considerata, a tutti gli effetti, una vera e propria terapia alimentare (ricordate: CIBO PRIMA MEDICINA), applicabile solo ed esclusivamente nei soggetti in sovrappeso, per migliorarne qualità ed aspettativa di vita, riducendo il rischio dello scatenamento di patologie anche mortali, attraverso la riduzione della massa grassa e promuovendo il ripristino dei parametri fisiologici ottimali.

La sola dieta ipocalorica non è però sufficiente se ad essa non viene associata la terapia motoria, intesa come incremento dello sforzo compiuto nell’arco della giornata, attraverso un moderato esercizio aerobicoatto a stimolare il metabolismo.

SOLO dietro prescrizione del medico, e SOLO in caso di necessità conclamata, deve essere associata la terapia farmacologica, da non confondere con l’integrazione di sostanze alimentari coadiuvanti il semplice apporto ipocalorico.

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Carbonio

Carboidrati, Proteine, Lipidi, Acidi Grassi, cioè tutti i macronutrienti, hanno in comune un elemento fondamentale: il Carbonio, che legato ad Ossigeno, Idrogeno, Azoto, Fosforo ed altri microelementi, forma queste molecole organiche importantissime ai fini della nutrizione.

Il Carbonio è un elemento chimico con numero atomico 6, presente in natura sotto varie forme, dal Carbone all’Anidride Carbonica ed entra in tutte o quasi tutte le reazioni biochimiche che avvengono nel corpo umano per fornire l’energia necessaria per la vita.

Come detto, lo troviamo in tutti gli alimenti, per cui è praticamente impossibile soffrire di carenza, anzi è proprio vero l’opposto, in quanto un’alimentazione troppo ricca di composti del carbonio (carboidrati, lipidi ecc.) causa un eccessivo ed indesiderato deposito sotto forma di grassi.

Come sempre, una dieta appropriata e commisurata all’effettivo fabbisogno ed il moto costituiscono  la strategia di base per mantenere in equilibrio il metabolismo basale e non incorrere in disturbi più o meno gravi, ma sempre spiacevoli.

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Azoto

di Fabio Cannilla.

L’Azoto è un elemento chimico con numero atomico 7, presente in natura nell’aria, di cui costituisce il 78,09% ed in numerosi composti minerali. Il significato della parola Azoto, che deriva dal greco, è A (privo) Zoè (di vita), in quanto non permette la combustione dell’ossigeno e di conseguenza la respirazione cellulare.

L’importanza dell’Azoto per la salute e la vita risiede nella sua forma coniugata nelle proteine, negli acidi nucleici, in alcune vitamine ed in altri composti organici presenti in tutti gli organismi animali e vegetali, in cui il legame Peptidico o Covalente dell’Azoto serve a conferire tridimensionalità alle strutture.

Tramite una reazione biochimica, la Deaminazione (che coinvolge le Proteine, le Basi Azotate, la Citosina, la 5-Metilcitosina e l’editing dell’RNA), l’Azoto, una volta esaurita l’importante funzione di legame, deve essere smaltito, poiché durante questa fase, legandosi ad una molecola d’acqua, dà luogo alla formazione di una sostanza altamente tossica, l’Ammoniaca. Questa reazione serve a riciclare gli Aminoacidi quando le proteine e le altre molecole abbiano esaurito la loro funzione.

Non è certo questa la sede nella quale approfondire questi concetti di Biochimica e Fisiologia, ma comunque è importante tenere ben presente quali conseguenze si possono verificare a valle di questo meccanismo qualora un evento stressante intervenisse a modificarlo in senso negativo.

Se l’organismo è in equilibrio e la Deaminazione avviene in modo corretto, l’ Ammoniaca che si è formata si lega all’Anidride Carbonica, formando un nuovo composto, l’Urea, meno tossica, che viene eliminata attraverso i reni nell’urina.

Se ciò non avviene correttamente, qualora per sovraccarichi del sistema digerente ed escretore dovute ad un’alimentazione sbilanciata o per altri fattori, si instaura uno stato di intossicazione generale dell’organismo, per il rilascio di un surplus di Ammoniaca che non può essere correttamente trasformata in Urea.

Le conseguenze potrebbero essere gravissime e scatenare patologie coinvolgenti gli organi deputati all’escrezione od addirittura causare mutazioni genetiche del DNA e RNA.

Come sempre, qualora non siano presenti a monte patologie debilitanti degli organi preposti all’escrezione od altri fattori intrinseci, l’alimentazione sana e bilanciata gioca un ruolo importantissimo che è alla base della salute generale dell’individuo e sicuramente è la prima medicina indispensabile al ristabilimento dell’equilibrio in caso di patologie pregresse!